Estratto a freddo o spremuto a freddo: cosa significa davvero

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Estratto a freddo o spremuto a freddo: cosa significa davvero
In breve: "A freddo" vuol dire che l'olio è stato ottenuto senza superare i 27°C durante la lavorazione della pasta di olive. È una soglia fissata per legge, perché sotto i 27°C si preservano polifenoli, profumi e antiossidanti, mentre il calore li degrada. La differenza tra le due diciture è tecnica: "spremitura a freddo" indica il vecchio metodo con le presse, "estrazione a freddo" indica il metodo moderno con la centrifuga (il decanter), che è quello che usano oggi i frantoi seri. Attenzione però: "a freddo" ti dice solo la temperatura, non se l'olio è buono. Anche un olio scadente può essere estratto a freddo. È una condizione necessaria per un grande extravergine, ma da sola non basta.

Se leggi le etichette, "spremuto a freddo" o "estratto a freddo" le trovi quasi ovunque. Sono tra le diciture più diffuse e, allo stesso tempo, tra le meno capite. Te le spiego da frantoiano, per bene, perché qui dietro c'è più di quanto sembri, e conoscere la differenza ti aiuta davvero a scegliere.

Cosa vuol dire "a freddo": la soglia dei 27 gradi

C'è una cosa che quasi nessuno ti dice, se inizi a frangere le olive quando la loro temperatura è già vicina ai 27°C, hai perso gran parte di ciò che rende speciale un grande extravergine. Perché il momento più importante di tutta la lavorazione è nella fase di frangitura. È proprio in quell'istante che gli enzimi naturali dell'oliva iniziano a creare i profumi più belli: erba appena tagliata, pomodoro verde, carciofo, mandorla fresca. Ma questi enzimi lavorano al meglio intorno ai 20°C. Se parti già a 27°C, quei profumi non li recuperi più.

Facciamo un esempio concreto Ad ottobre, quando fuori ci sono ancora 28-30 gradi, le olive arrivano già in frantoio a quella temperatura e se non hai un impianto progettato per raffreddarle, inizi la frangitura con olive troppo calde e puoi dire addio ai profumi di verde e di fresco. Per questo, nel nostro frantoio, abbiamo installato una lavatrice e un frangitore refrigerato. Servono proprio ad abbassare la temperatura delle olive prima che inizi l'estrazione. 

In frangitura creiamo il nostro extravergine e nelle fasi successive stiamo attenti a preservare quello appena creato, gramolazione veloce e passaggio in decanter controllato che ci permette di lavorare la pasta con molta più delicatezza e mantenere sotto controllo la temperatura anche in questa fase.

 Ecco perché oggi lavorare davvero "a freddo" non dipende da una sola macchina. Dipende da tutto il frantoio. Dalla possibilità di controllare la temperatura in ogni fase del processo.

Spremitura o estrazione: perché non sono la stessa parola

Qui arriva la parte che quasi nessuno ti racconta. "Spremuto a freddo" ed "estratto a freddo" non sono due modi eleganti per dire la stessa cosa. Descrivono due metodi diversi.

La spremitura è il metodo antico. La pasta di olive veniva stesa su dischi filtranti, i fiscoli, e schiacciata con le presse idrauliche. La pressione faceva colare l'olio insieme all'acqua. È il frantoio "da cartolina", quello con le presse, che ancora immaginiamo quando pensiamo all'olio.

L'estrazione è il metodo moderno. Nei frantoi di oggi non si preme più nulla: la pasta passa in una centrifuga orizzontale, il decanter, che separa l'olio dall'acqua e dalla sansa sfruttando il diverso peso. Tutto avviene in un ciclo continuo, in un ambiente chiuso, con temperatura e tempi sotto controllo.

Ecco il punto che ti fa capire tante etichette: se un olio esce da un frantoio moderno, e oggi è la stragrande maggioranza, tecnicamente non è "spremuto", è "estratto". La parola "spremuto" resta perché suona antica, artigianale, rassicurante. Ma è un residuo del passato, spesso usato più per il richiamo emotivo che per precisione. Il termine corretto per un frantoio moderno è "estratto a freddo".

Spremitura a freddo Estrazione a freddo
Metodo pressione meccanica con presse e fiscoli centrifugazione (decanter)
Impianto frantoio tradizionale a presse frantoio moderno a ciclo continuo
Temperatura sotto i 27°C sotto i 27°C
Dicitura di legge "prima spremitura a freddo" "estrazione a freddo"
Oggi quasi in disuso, sopravvive per tradizione e marketing lo standard dei frantoi di qualità

Cosa dice esattamente la legge

Non me lo sto inventando io: la differenza è scritta nella normativa europea. Il regolamento UE che disciplina le etichette dell'olio (Reg. UE 29/2012) stabilisce che queste diciture sono facoltative, ma si possono usare solo a precise condizioni, e solo per l'extravergine e il vergine.

"Prima spremitura a freddo" si può scrivere solo per un olio ottenuto sotto i 27°C, con una prima spremitura meccanica della pasta tramite un sistema di estrazione tradizionale con presse.

"Estrazione a freddo" si può scrivere solo per un olio ottenuto sotto i 27°C per percolazione o centrifugazione della pasta. In tutti e due i casi, la parola chiave è la stessa: sotto i 27°C. Cambia il metodo, non la soglia. Questo vuol dire una cosa importante: se su una bottiglia leggi "spremuto a freddo", stai leggendo un'indicazione regolata, non uno slogan libero. Il produttore dichiara di aver rispettato quella temperatura. Il che ci porta alla domanda vera: ma perché quella temperatura conta così tanto?

Perché il freddo fa la differenza

Il freddo non è un vezzo, è il modo per non buttare via il valore dell'oliva. Ci sono tre motivi concreti. Il primo sono i polifenoli, gli antiossidanti naturali dell'olio, quelli che danno l'amaro e il piccante e fanno bene alla salute. Il calore li aggredisce: più scaldi, più ne perdi. Un olio lavorato a freddo ne conserva molti di più.

Il secondo sono i profumi. Gli aromi dell'olio, le note di erba, carciofo, mandorla, pomodoro, sono sostanze volatili delicatissime. Nascono grazie agli enzimi che lavorano proprio a temperatura bassa e controllata. Se la pasta si scalda, quegli aromi si degradano e in bottiglia ti ritrovi un olio piatto, spento, senza carattere.

Il terzo è l'ossidazione. Il calore accelera l'invecchiamento dell'olio ancora prima che finisca in bottiglia. Lavorare a freddo vuol dire partire da un olio più stabile, che durerà di più.

Allora perché qualcuno lavora "a caldo"?

Per un motivo solo, ed è onesto dirlo: la resa. Scaldare la pasta fa uscire più olio dalla stessa quantità di olive. Chi ragiona in termini di quantità e di costi ha tutto l'interesse a spingere la temperatura, perché a fine giornata porta a casa più litri. Il prezzo di quella scelta non lo vedi subito, ma c'è: un olio più povero di polifenoli, con meno profumi e meno stabile.

Ecco perché "a freddo" è diventata una battaglia di qualità. Chi lavora a freddo sta dicendo, in pratica: rinuncio a un po' di resa per non rovinare l'oliva. Chi lavora a caldo fa il ragionamento opposto.

L'errore da non fare: "a freddo" non basta

E adesso la parte più importante, quella che fa la differenza tra un cliente che si fa guidare dall'etichetta e uno che sa leggerla davvero. "Estratto a freddo" è una buona notizia, ma non è una garanzia di qualità. Ti spiego perché. Quella dicitura ti dice una cosa sola: la temperatura di lavorazione. Non ti dice niente sulla salute delle olive di partenza, sulla loro freschezza, sull'acidità dell'olio, sui difetti, su come è stato conservato dopo. In teoria, anche un olio mediocre può essere "estratto a freddo": basta rispettare i 27°C, e lo puoi scrivere.

C'è anche un altro fatto da sapere: oggi la lavorazione a freddo è diventata quasi lo standard per qualsiasi extravergine decente. Quindi trovare "a freddo" sull'etichetta è la norma, non un'eccezione da premiare. È una condizione necessaria per un grande olio, ma da sola non ti dice se quell'olio è grande.

Cosa guardare, allora, oltre a "a freddo": che sia davvero extravergine, l'anno di raccolta (più è recente, meglio è), l'origine chiara delle olive, e se possibile i valori di acidità e polifenoli dichiarati. La temperatura è il primo tassello, non l'intero quadro.

Attenzione: "a freddo" non è "a crudo"

C'è un'ultima confusione da togliere, perché le due parole si assomigliano. "A freddo" riguarda come è stato prodotto l'olio, cioè la temperatura in frantoio. "A crudo" riguarda invece come lo usi tu in cucina, cioè a fine cottura, versato su un piatto già pronto, senza scaldarlo. Sono due cose diverse. Un olio estratto a freddo dà il meglio proprio usato a crudo, ma sono due concetti che non vanno confusi.

Come lavoriamo noi

Per noi il freddo non è una dicitura da mettere in etichetta, è il modo in cui lavoriamo tutti i giorni. Teniamo la pasta intorno ai 18-20°C, molto sotto il tetto dei 27°C, e adattiamo i parametri a ogni cultivar, perché ogni oliva reagisce a modo suo.

Estraiamo con impianto moderno a ciclo continuo, in ambiente chiuso e controllato, e poi filtriamo subito per fermare l'ossidazione sul nascere. È la stessa logica di tutto il nostro metodo: non ci interessa fare più litri, ci interessa non perdere niente di quello che l'oliva ha dentro. Se vuoi un extravergine lavorato così, dai un'occhiata alla Linea Premium.


Adesso quella scritta sull'etichetta non ti dice più solo "a freddo": ti racconta un metodo, e sai anche cosa non ti sta dicendo. È esattamente il tipo di consapevolezza che rende difficile prenderti in giro. Perché alla fine non è solo olio. È tranquillità, gusto e durata reale. A cura di Antonio Carbone, frantoiano e fondatore di Fratelli Carbone

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Domande frequenti

Che differenza c'è tra spremuto a freddo ed estratto a freddo?

Il metodo. "Spremuto a freddo" indica la lavorazione con le presse tradizionali; "estratto a freddo" indica la centrifugazione moderna con il decanter. Entrambi devono restare sotto i 27°C. Oggi i frantoi di qualità estraggono, non spremono.

A che temperatura si lavora un olio "a freddo"?

Per legge la pasta non deve superare i 27°C. I frantoi che puntano alla qualità lavorano più in basso, intorno ai 18-20°C, per preservare meglio profumi e polifenoli.

"Estratto a freddo" significa che l'olio è di qualità?

Non da solo. Dice solo che è stato lavorato senza calore. Non garantisce niente su olive, acidità, difetti o conservazione. È necessario per un grande olio, ma non sufficiente.

"Spremuto a freddo" è un termine sbagliato?

Non è vietato, ma è tecnicamente impreciso per un frantoio moderno, che non usa presse. Sopravvive soprattutto perché richiama la tradizione. Il termine corretto oggi è "estratto a freddo".

Perché il calore rovina l'olio?

Degrada i polifenoli, fa evaporare i profumi volatili e accelera l'ossidazione. Il risultato è un olio più povero, più piatto e meno stabile nel tempo.

"A freddo" e "a crudo" sono la stessa cosa?

No. "A freddo" è come viene prodotto l'olio in frantoio; "a crudo" è come lo usi tu in cucina, a fine cottura senza scaldarlo.

L'olio del supermercato è estratto a freddo?

Molti extravergini lo riportano, perché oggi è quasi lo standard. Ma resta solo un dato sulla temperatura: da solo non ti dice quanto è buono quell'olio.