In breve: L'olio lampante è un olio di oliva vergine ma difettoso o troppo acido (acidità sopra il 2%), che per legge non è commestibile così com'è. Il nome viene dal suo uso storico per alimentare le lampade a olio. Oggi è la materia prima che l'industria manda a raffinare: dopo la raffinazione diventa l'olio raffinato usato nei comuni "oli di oliva". Non lo trovi in vendita come tale. Se un olio è lampante, vuol dire che qualcosa è andato storto: olive guaste, raccolta sbagliata o pessima conservazione.
Ti sarà capitato di sentire "olio lampante" e di chiederti cosa sia. Te lo spiego in modo semplice, perché è il gradino più basso della scala dell'olio d'oliva, e capire cos'è ti aiuta a capire tutto il resto, a partire da cosa il tuo olio non deve mai essere.
Cos'è l'olio lampante
È un olio d'oliva vergine, cioè ottenuto solo per via meccanica, ma con difetti sensoriali evidenti o con un'acidità libera superiore al 2%. Per la legge europea non può essere venduto né consumato così com'è: è classificato come non commestibile.
Perché si chiama "lampante"
Il nome arriva dal passato. Era l'olio di scarto usato per alimentare le lampade a olio, prima dell'illuminazione moderna: troppo scadente per la tavola, andava bene per fare luce. Il nome gli è rimasto.
Perché un olio diventa lampante
Non diventa lampante per caso. Di solito è il risultato di errori lungo la filiera:
- olive raccolte da terra, marce o danneggiate
- olive lasciate troppo a lungo prima della lavorazione, che fermentano
- cattiva conservazione
- lavorazione approssimativa
Il risultato sono difetti gravi (rancido, morchia, muffa, avvinato) e spesso un'acidità troppo alta.
A cosa serve oggi
L'olio lampante non finisce nella spazzatura: è la materia prima della raffinazione. L'industria lo "ripulisce" con processi chimici e fisici e ottiene l'olio raffinato, neutro e senza difetti, che poi viene tagliato con un po' di olio vergine per formare i comuni "olio di oliva". Ne ho parlato nell'articolo sull'olio raffinato.
L'olio lampante fa male?
La domanda è un po' mal posta, perché l'olio lampante non arriva sulla tua tavola così com'è: non è in vendita come olio alimentare. Quello che compri è semmai il suo derivato raffinato, che è legale e commestibile, ma povero di profumi e antiossidanti. Quindi non ti avvelena, ma resta la prova che dietro un olio scadente c'è ben poco di buono.
Lampante, vergine, extravergine: la scala
Per orientarti, ecco la scala di qualità dell'olio d'oliva, dal basso verso l'alto:
- Lampante: difettoso, non commestibile, da mandare a raffinare.
- Vergine: meccanico, lievi difetti tollerati, acidità fino al 2%.
- Extravergine: meccanico, nessun difetto, acidità sotto lo 0,8%. Il gradino più alto.
Se vuoi il quadro completo, l'ho spiegato nell'articolo sulle differenze tra olio EVO, extravergine e olio di oliva.
All'estremo opposto
Capire cos'è l'olio lampante aiuta a capire quanto vale un vero extravergine: è esattamente l'opposto. Il nostro nasce per stare al vertice di quella scala: extravergine a lavorazione e filtrazione immediata, acidità sotto lo 0,3%, polifenoli tra 250 e 600 mg per chilo, premiato dal Gambero Rosso con le Tre Foglie. Dai un'occhiata alla Linea Premium.
Conoscere l'olio lampante ti dà la misura della scala: sapere qual è il fondo ti fa capire meglio cosa cercare in cima. Perché alla fine non è solo olio. È tranquillità, gusto e durata reale. A cura di Antonio Carbone, frantoiano e fondatore di Fratelli Carbone Fonti: Classificazione e parametri degli oli di oliva definiti dal Reg. CEE 2568/91 (normativa europea).

