Olio extravergine e miscele con l'olio vergine: cosa cambia in etichetta dopo la circolare di luglio 2026

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Antonio Carbone al bancone in frantoio con una bottiglia di olio extravergine, per l'articolo su extravergine o vergine e cosa cambia in etichetta
In breve: con una circolare del 16 luglio 2026, in vigore dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (23 luglio), il Ministero dell'agricoltura (MASAF) ha stabilito che in Italia una miscela di olio extravergine e olio di oliva vergine non può più essere venduta come "olio extravergine di oliva": va classificata ed etichettata come "olio di oliva vergine". Miscelare non è vietato: cambia il nome che si può scrivere in etichetta. L'olio già confezionato e dichiarato extravergine prima di quella data si può vendere fino a esaurimento scorte, mentre quello sfuso va riclassificato entro 30 giorni.

Nelle ultime settimane diversi clienti mi hanno scritto la stessa cosa: "Antonio, ho letto che hanno cambiato le regole sull'extravergine, cosa significa?". Fanno bene a chiederlo, perché la notizia è girata in poche righe e con titoli che promettono più di quanto la norma faccia. Allora l'ho letta per intero, dal testo ufficiale, e ti racconto cosa dice davvero.

Che cosa dice la circolare del Ministero?

È una circolare firmata dai capi di tre dipartimenti del MASAF: Politica agricola comune, Sovranità alimentare e ippica, e l'Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi (ICQRF). Porta il protocollo n. 0347821 del 16 luglio 2026 ed è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale (Serie Generale n. 169) il 23 luglio 2026.

Il ragionamento è questo. Le norme europee non vietano espressamente di miscelare oli di categorie diverse. Però, scrive il Ministero, vendere il risultato di quella miscela come "olio extravergine di oliva", cioè come olio di categoria superiore, è fuorviante per il consumatore e contrasta con la lealtà delle informazioni in etichetta prevista dall'articolo 7 del regolamento (UE) 1169/2011. Quindi il prodotto di una miscela di extravergine e olio di oliva vergine deve essere classificato, e di conseguenza etichettato, come "olio di oliva vergine".

Non si vieta il gesto. Si vieta il nome sbagliato.

Che differenza c'è tra olio extravergine e olio vergine?

Sono entrambi oli ottenuti direttamente dalle olive e solo con procedimenti meccanici, senza raffinazione. Quello che cambia sono i limiti di qualità che la legge fissa per ciascuna categoria (regolamento delegato (UE) 2022/2104, allegato I):

Parametro Olio extravergine di oliva Olio di oliva vergine
Acidità libera (% in acido oleico) non oltre 0,80 non oltre 2,0
Mediana del difetto (assaggio) 0 (nessun difetto percepibile) fino a 3,5
Mediana del fruttato (assaggio) maggiore di 0 maggiore di 0

Cambia anche la frase che in etichetta deve accompagnare il nome. Per l'extravergine è "olio di oliva di categoria superiore ottenuto direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici"; per il vergine è "olio di oliva ottenuto direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici" (articolo 6, paragrafo 2, del regolamento 2022/2104).

Cosa cambia per chi compra l'olio?

Prima della circolare, una bottiglia con scritto "extravergine" poteva contenere anche una quota di olio vergine e restare in regola, perché una sentenza del Tribunale di Perugia del 2023 aveva confermato che non c'era un divieto espresso. Oggi, in Italia, se nella miscela c'è olio vergine la parola "extravergine" in etichetta non si può più usare.

Due cose da sapere per non farsi illusioni:

  • Per un po' troverai le due etichette insieme. Le bottiglie già confezionate e dichiarate extravergine prima del 23 luglio possono restare in vendita fino a esaurimento delle scorte. L'olio sfuso, invece, doveva essere riclassificato come vergine entro 30 giorni e comunque prima della prima movimentazione o lavorazione.
  • La categoria non è una garanzia di bontà. "Extravergine" dice che l'olio rispetta certi limiti di legge. Come sia stato raccolto, lavorato e conservato, e se sia ancora fresco, lo dicono le analisi sensoriali

Come si legge oggi l'etichetta di un olio extravergine?

Guarda per prima cosa la denominazione esatta: "olio extravergine di oliva" con la frase sulla categoria superiore. Poi cerca l'indicazione di origine, l'annata o la data di raccolta, il termine minimo di conservazione, il lotto e chi ha imbottigliato. Un'etichetta con questi dati scritti in modo chiaro ti racconta già molto. Se vuoi il dettaglio voce per voce, lo trovi in come leggere l'etichetta dell'olio extravergine.

E poi c'è l'assaggio, che resta la verifica più onesta: un extravergine ben conservato profuma di erba, foglia, pomodoro o carciofo, e un po' di amaro e di piccante in gola sono pregi, non difetti. Come riconoscerlo lo spieghiamo in come capire se l'olio d'oliva è buono.

La circolare risolve il problema?

Va detto con misura. Il Ministero stesso scrive che la sua è un'interpretazione "nelle more di eventuali chiarimenti da parte della Commissione europea", e riguarda l'olio commercializzato in Italia. Coldiretti e Unaprol l'hanno definita una "vittoria storica", mentre altri osservatori, come il direttore di Teatro Naturale Alberto Grimelli, ricordati da Il Fatto Alimentare il 23 luglio 2026, fanno notare che non vieta di miscelare e che per incidere davvero servirebbe una norma europea valida in tutti i Paesi. Sono posizioni diverse, e conviene conoscerle entrambe.

La parte che resta ferma è questa: chi viola la regola commette una violazione dell'articolo 7 del regolamento (UE) 1169/2011, sanzionata ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo 231/2017, fatti salvi eventuali profili penali.

E nel nostro frantoio?

Qui parlo da frantoiano, non da avvocato. Per noi la qualità non si decide in etichetta: si decide in frantoio, con le olive lavorate in poche ore e con la lavorazione e filtrazione immediata. Ogni lotto che imbottigliamo è extravergine e non viene mai aggiunto olio vergine.

Adesso, quando leggerai "extravergine" su un'etichetta, saprai cosa dice la legge e cosa invece non può dirti. Il resto, il profumo, il fresco, il metodo, lo riconosci con il naso e con il palato. Se vuoi approfondire, trovi gli altri articoli sul nostro sito www.fratellicarbone.it.


A cura di Antonio Carbone, frantoiano e fondatore di Fratelli Carbone

Fonti:

  • Circolare MASAF, prot. n. 0347821 del 16/07/2026, "Disposizioni sulla miscelazione dell'olio extra vergine di oliva con l'olio di oliva vergine": testo ufficiale
  • Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 169 del 23/07/2026 (26A03788): pubblicazione
  • Regolamento delegato (UE) 2022/2104, allegato I (limiti per categoria) e articolo 6 (indicazioni di categoria in etichetta): EUR-Lex
  • Regolamento (UE) 1169/2011, articolo 7 (pratiche informative leali): EUR-Lex
  • Corte dei conti europea, Relazione speciale 01/2026, "I sistemi di controllo per l'olio di oliva nell'UE": pagina ufficiale
  • Il Fatto Alimentare, 23/07/2026, sulle critiche alla circolare: articolo
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Domande frequenti

Cosa dice la circolare del MASAF del 16 luglio 2026 sull'olio extravergine?

Stabilisce che la miscela di olio extravergine e olio di oliva vergine non può più essere classificata ed etichettata come "olio extravergine di oliva", ma come "olio di oliva vergine". Vale dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il 23 luglio 2026.

Si può ancora miscelare olio extravergine con olio vergine?

La circolare non vieta di miscelare. Vieta di vendere il risultato come extravergine: il prodotto ottenuto va classificato ed etichettato come "olio di oliva vergine".

Qual è la differenza tra olio extravergine e olio vergine?

Entrambi si ottengono solo con procedimenti meccanici. L'extravergine ha limiti più stretti: acidità libera non oltre 0,80 contro 2,0 e nessun difetto percepibile all'assaggio, mentre il vergine ammette una mediana del difetto fino a 3,5 (regolamento delegato (UE) 2022/2104, allegato I).

L'olio vergine fa male o è di cattiva qualità?

No, è un olio di oliva legittimo, appartenente a una categoria inferiore all'extravergine. La legge chiede solo che si chiami con il suo nome.

Che fine fa l'olio già confezionato come extravergine prima della circolare?

Se era già confezionato, può essere venduto fino a esaurimento delle scorte. L'olio sfuso deve essere riclassificato come "olio di oliva vergine" entro 30 giorni e comunque prima della prima movimentazione o lavorazione.

Cosa rischia chi non rispetta la circolare?

Una violazione dell'articolo 7 del regolamento (UE) 1169/2011, sanzionata ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo 231/2017, fatti salvi eventuali profili di rilevanza penale.

Come riconosco un olio extravergine di qualità?

Dalla denominazione esatta in etichetta, dall'origine, dall'annata e dal lotto, e soprattutto dall'assaggio: profumi di erba, foglia o pomodoro, con un po' di amaro e di piccante in gola.